…”dentro” Fly Team

In realtà, non è la prima volta che volo con Fly Team.
Ieri però, per la prima volta, ho volato DENTRO Fly Team.
Ed è stato diverso.

Sabato mattina, 4 novembre, ci siamo dati appuntamento al campo. L’occasione era duplice: l’apertura del pacco con le nuove divise, e il programma della mattinata che prevedeva un passaggio sopra Zagarolo, in occasione della cerimonia in ricordo dei Caduti e, in particolare, di Tonino Patriarca, mancato nel 2010 per un tragico incidente aereo.
A bordo di un R22 con Italo pilota ho seguito “da lontano” la pattuglia, approfittandone per effettuare un po’ di riprese aeree, a testimonianza dell’evento e per accumulare un po’ di materiale di repertorio visuale.

Rientrati al campo, pausa caffè e la pattuglia ha deciso per un allenamento completo a cielo campo.
Con mia grande gioia, sono stato invitato ad imbarcarmi… ma questa volta, non a bordo del n. 1 come altre volte, bensì in ala sinistra, sul n. 2, con Paolo.
Mi accomodo a destra, sistemo cinture e sedile, ma appena sale Paolo mi dice di riportare il sedile più indietro possibile e di farmi piccolo piccolo e possibilmente senza braccia ad ingombrare.
La parola del PIC è sacra a bordo, ed eseguo senza domande.
Allineamento, decollo e, dopo 15 secondi in aria, capisco perché: appena si compone la formazione a rombo, Paolo si piega verso di me e continuerà per quasi tutto il display a stare inclinato verso destra, sempre con gli occhi al canopy, agli specchietti e alla sua ala destra, e raramente verso il musetto.
La formazione vola come un solo aereo, il Team Leader conduce ed è probabilmente l’unico che guarda in avanti… gli occhi ed ogni muscolo di Paolo sono rivolti alla pancia del n. 1, controllando i vari riscontri visuali creati e studiati con l’esperienza di tante ore passate in volo. “Vedi, per il bastone devi traguardare i carrelli di Antimo appena sopra la barra del canopy e io devo vedere il mio disco sotto i piani di coda. Solo così so di essere in posizione corretta” – “Devo stare attento nelle correzioni… dolce dolce, assecondando lentamente, altrimenti il 3 ed il 4 amplificano i movimenti e facciamo la figura di un serpentone…” – “Stai indietro… dimmi quando vedi il 3 in ala e dimmi quando vedi il 4 dentro…”

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Non c’è un attimo di tregua. Osservo da molto vicino la pancia del n. 1, vedo che non lava spesso l’aereo sotto… vedo i fumi uscire al comando dallo scarico, vedo le superfici mobili che aggiustano di fino ogni singolo movimento.
Mi giro a destra e guardo Roberto, il n. 3, che a sua volta guarda noi e l’altro fianco del n. 1, mantenendo allineamento e distanze.
Siamo davvero vicini, posso contare i rivetti. Vedo i ruotini anteriori girare per il vento.
E poi, in un attimo, l’incrocio, il n. 3 che ci viene incontro a velocità incredibile, e altrettanto velocemente sparisce. Ma non c’è tempo, richiamata secca, inversione, cabrata per il “taglio del cuore”, con un occhio ad Antimo e Giovanni che chiudono la figura…


Ora il momento forse più complesso, la ricongiunzione per riprendere il programma, un altro passaggio, e via per il doppio 360°, fumi, circa 2g, di nuovo ricongiunti a calice, altro passaggio, bastone, apertura di saluto finale e via per base 27 full stop.

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Si suda. Sono stanco. E ho solo fatto il sacco di cemento.
A terra si sorride. Sempre.

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